Chiocciola Brioche con nocciole e crema di nocciole

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Le nocciole,quanta bontà sanno regalare.Mi piace mangiarle appena raccolte dall’albero,quando il loro guscio è ancora verde e screziato di macchioline marroni;quando in una sera invernale le inforni e il guscio bollente ti scotta le mani e il palato;quando le tosti e il loro profumo intenso ti lascia pregustare il dolce che ci farai;quando la mia cagnolina le ruba per andare a nascondersi in un angolino e le sgranocchia soddisfatta.E poi amo il periodo in cui arrivano,è il momento del saluto all’estate,quando la malinconia è dolce,ma gli occhi si lasciano attraversare dai colori brillanti della nuova stagione,quasi come fossero la promessa di un inverno mite e mai tempestoso.Ho la fortuna di avere un rigoglioso noccioleto proprio dietro casa e dopo la raccolta,ne metto via un bel bottino per la scorta invernale…Si,le amo ma,non le raccolgo!Ci pensa la famiglia,io li guardo e dirigo un pò i lavori,ma la ricompensa è fargli trovare un bella torta o crostata.Questa volta è stata una soffice brioche che ha invaso casa di nocciole,cioccolato e promesse!Mi sarò fatta perdonare? 😉

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Crosta-cheesecake e more di bosco

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Mentre va via e mi dice un “arrivederci” con l’ultimo sorriso,non posso che rincorrerla,abbracciarla forte e omaggiarla con ciò che mi ha donato.Mi ha regalato bagni infiniti in un mare mai freddo,mille punture di zanzare maledette,tanti gelati morbidi e a volte troppo impauriti,serate lunghe ma che mai si son trascinate,risa a perdifiato per raggiungere un parcheggio che il caldo faceva apparire un’oasi vicina,quando ancora mancava un km,allucinazioni varie e infradita rotti e capelli così arruffati da sembrare un panettone.E tra tanti momenti,sudate e milioni di passi ci sono stati loro:i bei fruttini dal rosso vermiglio,così scuro da sembrare nero,ma di una dolcezza selvatica e antica, com’è il loro vivere tra i rovi!Frutti selvaggi che forti e tenaci si inerpicano tra i rovi,incuranti di spine e piccoli ostacoli.Fatti di minuscole palline che si tengono strette strette come a darsi coraggio per i mille imprevisti che si proporranno.E un imprevisto c’è stato:quattro mani giovani e leste,ne hanno raccolte più di un chilo e così loro,le piccole bacche son cadute ormai arrendevoli e rassegnate in una morbida crostata e un liquore dal colore seducente.

Ora cara estate puoi pure andare,per quest’anno credo di averti detto detto quasi tutto,mentre ti donavo questa torta…e se qualcosa lo tengo per me,non fartene un cruccio,ricorda tutte le volte che mi hai mandato in giro coi capelli”a panetone”!

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Rose di pasta brioche e marmellata di arance

 
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I lievitati hanno bisogno di tempo,spesso di aspettare il domani per essere pronti.Spesso lavorano una notte intera,mentre tutto tace e si addormenta,mentre qualcuno si rigira nel letto in cerca di un sonno che cancelli i timori.Mentre altri tornano da una serata fatta di baldoria e leggerezza e imprudenza,mentre alcuni si sussurrano amore eterno e altri un amore finito e allora le  lacrime bagnano i cuscini perchè tanto,nessuno le ascolta.Mentre un bimbo addormentato stringe una ciocca di capelli della mamma,succhiando un biberon che non c’è,mentre una donna dallo sguardo perso,si stringe nella sua  poltrona aspettando chi non arriverà mai più.La notte tutto si amplifica:parole,pensieri,suoni,sogni,paure,risa.Tutto è più grande e ineguagliabile e insormontabile…

Tutto si amplifica anche una pasta brioche.Una pasta brioche semplice,che lascia spazio all’immaginazione,perchè io l’ho accarezzata con marmellata di arance,ma con la fantasia potrete farcirla con ciò che più vi ispira… A dirla tutta sarei stata ispirata dalla nutella,ma come al solito ho avuto il cosiddetto”pacco”.Insomma il barattolo era sempre lì al solito posto,tra biscotti,merende e farine…riposto con cura e attenzione,ma inesorabilmente vuoto.Si,perchè qui gettare una cosa equivale al giro del mondo in un giorno, senza scarpe e senza manco le mutande!

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Il casatiello dolce con lievito madre

 
 
Profumo d’anice per questo casatiello dolce.Il profumo della casa d’origine della mia mamma,lì nel
Casertano.C’è chi usa il liquore Strega,chi il rum,chi solo il profumo d’agrumi o fior d’arancio,ma una cosa accomuna tutti:il sapore antico della tradizione.Da sempre il suo profumo evoca ricordi.Ricordi fatti dei gesti sapienti di una nonna,intenta ad alimentare il carbone nel braciere.Fatti di visi pronti a scambiarsi sorrisi,nonostante le braccia fossero stanche dal tanto impastare.Fatti di stanze spoglie dove però,c’era l’essenziale e che profumavano delle scorze d’arancia buttate lì sul fuoco e che io annusavo estasiata,amando tutto ciò che era spoglio,ma che spoglio non era …Era ricco di verità,di quella sincerità che solo un dolce non raffinato all’apparenza,non elegante nelle movenze,non leggiadro nella struttura,sa invece donare nel suo essere così concreto e senza fronzoli.L’unico suo vezzo è un cappello di meringa leggera,impreziosita da tanti confettini colorati e dispettosi!

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La colomba

 

 Se sapessi chiudere gli occhi,imparerei ad ignorare,ma non so farlo,nonostante sia giunta a farli lacrimare  nello sforzo di tenerli chiusi.Niente,continuano a riaprirsi e son fissi li,nel medesimo punto e vedono e scrutano e indagano senza comprensione alcuna.

E hanno continuato ad ammirare una colomba dal petto gonfio,pieno di morbidezza e languide promesse,che profumava di arancia,miele e vaniglia.Soffice e burrosa è diventata irresistibile.Aivoglia a tenere gli occhi chiusi,si son spalancati e trovato riposo soltanto quando hanno potuto guardarla da vicino e non attraverso il monitor.Finalmente la colomba di Adriano era giunta a casa e lei si che  ha saputo guardarmi con comprensione!

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Torta di rose al miele d’arancio e arancia

 

Forse non c’è nulla di più buono di una fetta di pane tostato,spalmata di dolce e trasparente miele.
Amo il miele, il nostro è un legame “antico”, iniziato a casa della nonna, quando in un piattino piccolo e decorato da minuscoli fiori azzurri e con l’ orlo dorato,mi dava i suoi struffoli, perfetti, piccoli,aggraziati e che io raccoglievo con la mia forchettina in gruppi da due,da tre o quattro, tanto erano incollati da quel nettare lucido e profumato.
Lo amavo da piccola perché ne ero incantata, lo amo adesso perché ancora mi incanta il suo sapore dolce e delicato, mi incanta il suo colore chiaro e trasparente, mi incanta il suo profumo antico e di famiglia,m’incanta la sua storia iniziata e finita da milioni di apine piccole,ma piu’ tenaci e forti di un leone….
E ammiro la realtà di tanti piccoli apicoltori,che lavorano tra mille difficoltà solo per ottenere un prodotto di altissima qualità, un prodotto biologico che non si avvale di trucchi e scorciatoie per il solo fine economico, ma si avvale di tanta passione e rispetto per la natura.

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CONSIGLIA Torta di mais